
La fotografia per me è iniziata quasi per gioco. In pomeriggi qualunque, tra amici, ci divertivamo a scattarci foto, come se fossimo modelli improvvisati. L’idea di catturare il momento era irresistibile, soprattutto in quegli anni in cui Instagram stava esplodendo e, ammettiamolo, l’ego non era da meno. Oltre a scattare foto con gli amici, passavo il tempo andando in giro per cercare VIP e fare la classica foto al volo, perché sì, ero uno di quelli che amava immortalare volti noti e collezionare quei momenti come trofei di una caccia urbana.
Ma poi, in una sorta di sliding doors, le cose sono cambiate. La fotografia, iniziata come un divertente passatempo, si è trasformata in qualcosa di più serio, qualcosa di molto più vicino a una professione. Dai pomeriggi passati a cercare la posa giusta con gli amici (Il Maestro Fabri e Greta vanno per forza menzionati) sono passato a fotografare appartamenti e, successivamente, a lavorare anche su eventi.
Fotografia: da hobby a lavoro (e quello che sta nel mezzo)
All’inizio, la fotografia era solo un modo per trascorrere del tempo con gli amici, scattare selfie e cercare il “momento perfetto” (che in realtà era sempre imperfetto). Ma come ci insegna il Metodo Mindfulness di Mark Williams, l’importanza non risiede nel risultato finale, ma nel godersi l’esperienza. E così è stato per me. Ogni foto sfocata, ogni posa imbarazzante con gli amici o con qualche celebrità era parte del divertimento, parte di quel “viaggio” che mi ha fatto appassionare.
VIP e divertimento: la mia “Fase Instagram”

Non posso negarlo, quella fase in cui inseguivo i VIP per scattare una foto con loro è stata una parte meravigliosa di questo percorso. Sembrava quasi una caccia al tesoro in versione social media. Non importava se fosse una celebrità di primo piano o un volto meno conosciuto, l’importante era averlo in collezione. Fortunatamente col tempo ho fatto un piccolo upgrade evitando di chiedere foto a personaggi discutibili o che mi interessassero poco.
E poi, come spesso accade, la passione ha preso piede. Fotografare non era più solo una questione di condivisione sui social o di ego. Mi rendevo conto che c’era molto di più dietro l’obiettivo. Era come un ikigai, non solo una passione, ma una missione che potevo costruire e affinare.
La fotografia diventa un lavoro: dagli scatti improvvisati agli immobili
A un certo punto, la mia passione ha iniziato a trasformarsi in una vera e propria professione. Ho iniziato a lavorare come fotografo per il settore immobiliare, in particolare per gli affitti brevi, con il mio socio Aghidesign. Qui, io e il mio collega ci siamo posti una sfida, non solo catturare un’immagine, ma un’emozione, una storia. Cerchiamo, attraverso degli scatti, di raccontare la casa, farla vivere attraverso le immagini. Ma questo è un tema di cui parleremo in dettaglio in un altro momento.
La fotografia immobiliare è stata una svolta inaspettata, ma mi ha permesso di affinare ulteriormente le mie capacità. Dovevo imparare a far parlare gli spazi, a comunicare qualcosa di più attraverso la luce, la composizione e le linee. Non era più solo un gioco, era un mestiere a tutti gli effetti.

Un viaggio di crescita tra Mindfulness e Ikigai
Così, quello che era iniziato come un hobby leggero, condito da un po’ di ego social e una buona dose di ironia, è diventato un percorso di crescita personale e professionale. La fotografia mi ha insegnato a essere presente, a vivere il momento (anche quelli meno perfetti) e a trovare un equilibrio tra passione e lavoro.
Ed è proprio qui che entra in gioco la Mindfulness. Ogni volta che inquadravo una scena, che fosse un VIP, un evento o un appartamento, stavo imparando a essere più attento, più motivato, più concentrato, più presente. Questo approccio non mi ha aiutato solo nella fotografia, ma anche nella vita quotidiana. Perché, in fondo, non si tratta solo di fare belle foto, ma di vivere con consapevolezza ogni singolo scatto.
